Call center: una situazione da lavoro stressante ed usurante

Call center una situazione da lavoro usurante

Call center una situazione da lavoro usurante

Una cifra che riferimento a diverse società alcune di esse hanno provveduto a stabilizzare i dipendenti secondo i vincoli imposti dal contratto nazionale; almeno questo un piccolo incentivo. Nel Salento i call center più corposi sono cinque: “Transcom”, nella zona industriale di Lecce. , “Call&Call”, che ha sede nell’ex stabilimento Filanto, a Casarano, e sempre nel basso Salento esiste, a Gallipoli, “Progetto vendita” , “Mondial Assistance”, sempre a Casarano. Infine, a Lecce “ComData”.Ma poi ve ne sono altri, di minore entità, questo è il caso di “Mediatica”, suddiviso tra San Cassiano e Sannicola, e “Idroservice”, ad Acquarica del Capo, con poco meno di un centinaio di impiegati. “A tutti quelli elencati, inoltre, si sommano altri del tutto sconosciuti.

La fascia d’età dei dipendenti salentini si aggira mediamente attorno ai 30/35 anni: si tratta di operatori in possesso almeno di un diploma di scuola superiore, ma ci sono centinaia di lavoratori laureati che pur di trovare un posto di lavoro per non essere più disoccupati, accettano contratti a termine a stipendi non consoni per un laureato (ma diciamola tutta non consoni per nessuno). La maggior parte dei dipendenti salentini nei call center è composto da donne.

Una mansione, quella dell’operatore del call center, che richiede concentrazione, prontezza di risposta, e dialettica, ma che non da alcun valore aggiunto al curriculum, il tutto in un clima di lavoro inumano, in cui regna competitività, agonismo, continuo sospetto e, ancora più grave, la perenne minaccia del vedersi non rinnovato il contratto se non si vendono contratti. Le figure “intermedie “ dei cosiddetti team leader o supervisor , non sono percepite in maniera positiva, ma anzi il più delle volte viste come veri assillatori e non solo. La nomina di team leader, non sempre avviene per merito sul campo di lavoro, ma spesso e sovente per simpatia con la dirigenza e ciò crea ancor più inimicizia e rivalità tra chi ci lavora. In questo clima di tensione, di inimicizia e scetticismo non è un caso l’aumento di tic nervosi e l’uso di psicofarmaci, tanto è vero che accanto alle postazioni di lavoro, in alcuni call center, è stato registrato un aumento esponenziale di farmaci ansiolitici e l’insorgere di diversi tic nervosi dovuti alla pressione psicofisica dei dipendenti. Non a caso è stato definito il lavoro nei call center, come lavoro usurante.